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Abandonware. La salvaguardia della storia del videogaming
di Beren Erchamion


Questo articolo è stato pubblicato nella e-zine Pizzalossa (Pizzalossa #2, Illegalità, pp. 12-14) ed è reperibile in formato pdf nel sito ufficiale.



Il termine Abandonware deriva dalla contrazione di due parole: “abandoned” e “software”.
La leggenda vuole che sia stato coniato da un certo Peter Ringering, nel 1997.
L’idea di fondo era, ed è, semplice.
Considerata la rapidità dell’evoluzione tecnologica, un videogioco (VG, d’ora in avanti) pubblicato oggi rischia di non essere più fruibile nel giro di pochi anni.
E’ un dato facilmente riscontrabile.
Un VG fuoriesce più o meno velocemente dal mercato.
Già dopo cinque anni, in molti casi, si può trovare solo una qualche forma di supporto ufficiale.
Un VG, in altri termini, viene abbandonato dai suoi ideatori con una rapidità che non ha eguali negli altri campi della creazione umana.
E quindi, pur essendo magari un capolavoro, rischia di essere dimenticato.
Cadere nell’oblio.
Lo dimostra l’esistenza di Home of the Underdogs, dove centinaia di giochi sottovalutati e rapidamente ritirati dal mercato ricevono un riconoscimento tardivo.
Conservare la memoria dei VG: era questa l’essenza dell’idea di Peter.
Peter aprì un sito – l’Oldie Computer Site – dove, tra l’altro, era gratuitamente possibile reperire versioni complete di vecchi VG.
Pensava, evidentemente, che l’esplosione di Internet avrebbe consentito la diffusione delle sue idee, evitando quella che egli definì l’estinzione informatica del vecchio software.
E aveva ragione.
Complice il fatto che si potevano scaricare gratuitamente giochi vecchi, ma comunque appetibili, il termine Abandonware (AW, d’ora in avanti) si diffuse con una rapidità paragonabile solo al fenomeno del porno nel web.
Nacquero siti come funghi, alcuni esperienze passeggere, altri ancora oggi punto di riferimento (in Italia, il SitoSenzaNome).
Vennero inaugurati portali di risorse AW, denominati Ring in omaggio a Peter, ad iniziare dall’Official AbandonwareRing.
Quello che poteva essere ipotizzabile come una semplice passione condivisa iniziava a mostrare il volto dell’interesse collettivo di un movimento transnazionale.
Interessante, no?
C’è un ma.
Diffondere liberamente software senza l’autorizzazione dell’autore (o chi per esso gestisce il copyright) è illegale.
Anche se è abbandonato.
Il termine AW non ha cittadinanza giuridica.
Non equivale a Freeware.
Per perseguire i propri scopi, i siti AW dovettero guadagnare la tolleranza di autori, Software House, produttori e distributori.
Venne redatto un codice di autoregolamentazione.
Per dirsi abbandonato, un VG deve essere fuori commercio da almeno cinque anni, non essere più ufficialmente supportato e il titolare del copyright non deve aver fatto richiesta di rimozione del download del proprio software.
La ratio del codice di autoregolamentazione è di evitare un danno economico diretto al titolare del copyright, disincentivandolo di fatto a intraprendere (legittime) azioni legali per impedire la distribuzione non autorizzata del suo VG.
E’ per questa ragione che il download di VG abbandonati deve essere offerto gratuitamente.
Queste regole sono efficaci, perché i siti AW sopravvivono.
Tuttavia, questa prassi è idonea a perseguire lo scopo sostanziale dell’AW, ovvero la tutela della storia del videogioco?
Pensateci.
Le risorse AW possono essere cancellate con un legittimo colpo di spugna.
Affidare le sorti della salvaguardia della memoria videoludica a dei siti illegali è quantomeno azzardato.
Pur avendo conseguito un obiettivo fondamentale – l’affermazione di una generale consapevolezza dell'importanza di quest’opera di salvaguardia – i siti AW sono insufficienti a perseguire le finalità per cui l’idea stessa di AW è nata e si è diffusa.
Se togliamo a un sito AW il download di vecchi VG, che ne rimane?
Chi potrebbe essere interessato ad un sito di sole parole sui VG abbandonati?
Questi i principali interrogativi dello Staff di OldGamesItalia quando decise di trasformare il proprio sito AW (online dal 30 giugno 2002) in un Osservatorio orientato alle medesime finalità senza offrire l’illegale download gratuito.
A distanza di quasi due anni da quella decisione, una discreta parte dei visitatori, soprattutto giovanissimi, si sono rivolti ad altri siti.
Sono rimasti, ma soprattutto ha iniziato a frequentare OldGamesItalia una nuova tipologia di persone.
Gli OldGamers.
Giocatori e giocatrici il cui interesse non risiede nel mero download di un VG, ma anche nel desiderio di condividere un comune passato videoludico, nel modo di sentire l’esperienza del videogaming e nello scopo di preservarne la memoria storica.
La Community italiana degli OldGamers trova in OldGamesItalia il punto di riferimento.
Muovendo da una revisione legale dello spirito dell’Abandonware, gli OldGamers intendono instaurare un dialogo permanente con autori e titolari dei diritti (collaborando con siti che hanno da tempo intrapreso questa strada, come Liberated Games), affinché autorizzino la libera distribuzione del software dal quale hanno deciso di non trarre più profitto.
La libera (e legale) distribuzione è uno strumento più idoneo a perseguire il fine ultimo di OldGamesItalia: realizzare la tutela della storia del videogioco non solo per mezzo del collezionismo privato, ma soprattutto attraverso la costituzione di un Istituto pubblico (o sfruttando la rete bibliotecaria esistente) che raccolga e conservi fisicamente e sistematicamente Software e Hardware del passato.
Il riconoscimento di un interesse generale alla salvaguardia del valore artistico e storico-culturale del videogioco.


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